Carissimi colleghi, vicini e lontani, tutti sappiamo che in quel particolare ufficio della PMI dove lavoriamo, seduto a quella determinata scrivania, ingobbito e torvo sulla tastiera risiede lui: il collega (o capo, peggio ancora) aggressivo. Più precisamente è un lunatico aggressivo, che regala al mondo splendidi momenti di quiete e pace, per poi vomitargli addosso rabbia e odio.
Personalmente non ho mai imparato come diavolo trattare questo tipo di soggetti. Molti sono in grado di andare a pranzo col soggetto in questione, dargli grandi pacche sulle spalle, ridere eccetera, eccetera.
Io invece mi comporto come una giovane donna altoborghese degli anni ’20 del secolo scorso, entrata per la prima volta in un bar di cowboy che bestemmiano, o come una lepre illuminata dai fari in autostrada. Mi blocco. Il sorriso, nei momenti di quiete, mi diventa rigido come quello di un defunto truccato male e il tenore delle mie battute peggiora drasticamente, mentre il mio innato senso del tempo comico (un vigliacco) si nasconde in bagno sperando di non farsi vedere.
Ma mica perché mi fa paura lui, l’aggressivo in sé: è che la mia reazione istintiva quando qualcuno mi urla dietro è di rispondergli a tono, saltargli sulla tastiera e staccargli la testa di dosso con un solo morso (che è un po’ il mio concetto, appunto, di rispondere a tono). E purtroppo in ufficio non si può.
Mi chiedo solo come facciano gli altri a contenere i propri sentimenti nei confronti dell’aggressivo. Quindi il mio è un appello: se ci sono dei corsi, ditemelo, che mi iscrivo anche io.