In Italia avere una laurea conta meno di avere il diploma, Questo è quanto emerge dai dati del "Piano di azione per l'occupabilità dei giovani attraverso l'integrazione tra apprendimento e lavoro" consegnati ieri dai ministri del Welfare, Maurizio Sacconi, e dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, a Regioni e parti sociali.
L'Italia è per assurdo l'unico stato europeo in cui un giovane laureato ha meno possibilità di trovare lavoro di un suo coetaneo diplomato.
Di fatto, la disoccupazione è maggiore tra i giovani laureati tra i 25 e i 34 anni (11,2%) piuttosto che tra i diplomati (8%).
Sono i diplomati degli istituti professionali e tecnici a trovare più facilmente lavoro e di questi, l'83% trova un posto a tempo pieno (rispetto al 50% dei liceali) con il 42% che guadagna più di mille euro.
Il Governo mira a promuovere l'inserimento in aziende anche dei laureandi puntando sul rilancio della formazione professionale, dei tirocini nelle imprese e del contratto di apprendistato sia per diplomati che per studenti universitari, correggendo il tiro delle aziende italiane che al momento vedono l'apprendistato come temporanea prestazione lavorativa.
Forme di contratto che dal 2009 hanno subito un brusco calo: gli apprendisti sono stati 567.842 rispetto ai 645.986 del 2008 (-12%).
Per questo motivo, i due ministeri mirano a «sostenere e premiare le iniziative che le università vorranno intraprendere per sviluppare progetti di innovazione didattica che sappiano cogliere questa grande opportunità», con una «maggiore valorizzazione della componente della formazione aziendale».