Hai fatto il tuo bravo colloquio e sei stato scelto. Sgombri la tua vecchia scrivania dalle carabattole che avevi accumulato, saluti quelli che sono ormai ex colleghi con mille promesse, stringi virile la mano ai capi e parti.
Sembra impossibile, ma è così che, vuoi o non vuoi, nel giro di poco ti ritrovi di nuovo a quel portone [vedi la puntata precedente: In ufficio – il colloquio], pronto a iniziare un tortuoso cammino. I rumori che avevi avvertito durante il colloquio hanno dei volti e dei nomi. Ti vengono presentati in rapida successione e tu sorridi, ebete, a tutti. Nel corso della prima pausa pranzo, il marcio comincia a fare capolino fra frasi non dette e risatine. In capo ha una settimana scopri che hai preso il posto di una persona che soffriva terribilmente di aerofagia e che trascinava nella propria sofferenza l’intero ufficio. Che il capo supremo ha da tempo una relazione con la simpatica moretta che sta in amministrazione. Che la vice capo suprema, purtroppo, di relazioni non ne ha affatto e questo influenza i suoi orari e, conseguentemente, anche i tuoi. La tua scrivania si riempie lentamente di foto e di nuovi simpatici gadget, segno evidente che stai entrando a far parte del sistema.
Tutto procede limpido e tranquillo fino alla tragedia: la prima lite. Lo sai che ci sarà. Farai un errore, probabilmente un errore ridicolo, e l’ira funesta di qualcuno stressato perché mangia poco e dorme male ricadrà su di te come pioggia battente. E qui hai due possibilità: urlare anche tu o tacere, ma senza perdere il contatto visivo.
Comunque vada, il periodo magico è finito e il rito d’iniziazione è compiuto. Ora, solo ora, la sottile pellicola di nuovo arrivato è scomparsa e tu sei diventato parte integrante della vita del nuovo ufficio.